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Visualizza la versione completa : Le proiezioni invernali del NCEP risvegliano l’anticiclone russo: ecco i motivi


andrea.corigliano
19-07-2009, 20:14
A mio avviso ci sono alcuni casi, nello studio della dinamica atmosferica, in cui la linearità del sistema può vincere sulla caoticità dello stesso. Se, infatti, rimane sempre vero il detto che “il battito di ali di una farfalla in Australia è in grado di generare, qualche settimana dopo, un uragano a Cuba”, può essere vero che, in rarissimi casi, la predicibilità della circolazione atmosferica è visibile fin quasi all’orizzonte con molti mesi in anticipo, specie se le basi di questa circolazione sono dettate, passo dopo passo, da quei fattori climatici che vedono le proprie variazioni esplicarsi su scale biennali e/o decadali. Mi riferisco, in particolare, al ciclo solare, alla QBO (Quasi Biennal Oscillation) ed all’AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation).

Ieri, 18 luglio, il modello climatico elaborato presso il NCEP ha aggiornato le proiezioni stagionali per il prossimo inverno ed ha assegnato al continente europeo una certa probabilità di avere una stagione sottomedia, con anomalie negative che si dovrebbero attenuare procedendo da est verso ovest. Pur tenendo sempre a mente che, a scala continentale ed allo stato attuale, l’affidabilità di un modello climatico è scarsa, ci sono a mio giudizio dei discreti presupposti per cominciare a ragionare su quali possono essere i punti chiave che hanno portato l’integrazione operata dal modello climatico ad elaborare proprio questa linea di tendenza stagionale, espressa ovviamente sempre in termini di probabilità che l’evento si verifichi (ricordo sempre che, in questo frangente, non parliamo mai di previsione deterministica).

Se, infatti, l’elaborazione avviene su dati che mantengono gli stessi valori di anomalia (in quanto quest’ultima ha caratteristica di durata decadale o biennale) allora è probabile che il modello climatico faccia meno “fatica” a cogliere lo scenario che detiene la maggiore probabilità di successo. Non solo, ma più i valori di queste anomalie sono “forti” nelle aree in cui si accompagna la dinamica atmosferica che da esse dipende, più è probabile che la dinamica circolatoria che è invece legata ai valori degli indici teleconnettivi che “operano” lontano da queste aree venga ancor più soffocata (leggi El Niño Southern Oscillation). È noto, infatti, che più ci allontaniamo dalle zone in cui l’anomalia sussiste e più il suo effetto si fa meno evidente e meno incisivo sul piano circolatorio: non per nulla le proiezioni stagionali, basate per esempio sull’alternanza del Niño e della Niña, hanno un’elevata probabilità di successo proprio nella fascia tropicale, cioè laddove il ciclo ENSO è di casa.

Dando per scontate ormai le considerazioni sulla scarsa attività solare che, tra l’altro, si mantiene inalterata da ormai due anni circa, è interessante invece notare come, dal giugno scorso, la QBO sia passata in terreno negativo, alla quota isobarica di 30 hPa, sopra l’Equatore: qui le correnti zonali stanno già correndo a circa -5,5 m/s, ovvero sono diventate anti-zonali (moto da est verso ovest). Considerando quindi che il picco negativo della velocità si raggiunge, mediamente, circa 6-7 mesi dopo aver registrato il primo valore che attesta “il cambiamento di direzione al moto delle correnti”, è auspicabile che, proprio in concomitanza della prossima stagione, i moti troposferici raggiungano il massimo dell’antizonalità.

372

Dando questa dinamica praticamente per certa, aggiungendo l’effetto altrettanto certo di un sole “freddo” che ormai vede sempre più aumentare la probabilità di dare il via ad un ciclo 24 sottotono, non ci resta che evidenziare anche l’anomalia marcatamente negativa dell’AMO che, sicuramente, rimarrà su tali valori (se non addirittura più bassi) anche nei mesi avvenire, a causa della sua caratteristica di “quasi stazionarietà” multidecadale. Per quanto riguarda El Niño, invece, non credo ad una forte ripresa delle SSTA del Pacifico durante questo ciclo di ENSO, e comunque credo anche ad una sua influenza scarsa, se non addirittura nulla, nella determinazione dei patterns sinottici che si contenderanno lo scacchiere europeo.

373

A mio avviso, quindi, è molto probabile che il modello climatico del NCEP abbia elaborato la proiezione della prossima stagione invernale proprio in base alle considerazioni appena esposte. Per questo motivo sembrerebbe mediamente più probabile un pattern circolatorio che predilige un inverno più freddo sul continente europeo per la probabile affermazione, dopo tanti anni, dell’anticiclone russo-siberiano che, da oltre gli Urali, potrebbe piazzare una roccaforte anche sull’Europa dell’Est. Tale ipotesi appare plausibile anche per il fatto che, con l’avanzare della stagione invernale, l’anomalia negativa della temperatura a 2 metri prevista dal modello tende ad amplificarsi sia nel valore che nella superficie occupata. Considerando poi un Oceano Atlantico molto incline a produrre centri depressionari per le SSTA negative persistenti, lo scenario più probabile potrebbe quindi essere quello che vede il Mediterraneo terra di scontro tra due masse d’aria dalle caratteristiche diverse: una gelida orientale e l’altra mite zonale che interesserebbe, in modo più determinante, solo il settore più occidentale del nostro continente. Poco probabili, invece, le rimonte africane per il segno troposferico negativo della QBO.

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Dietro alla proiezione del modello climatico del NCEP, quindi, sembra esistere una logica circolatoria molto chiara che, a mio avviso, probabilmente potrebbe rivelarsi anche quella giusta, perché governata da fattori climatici le cui anomalie o valori possiamo definirli costanti su lungo periodo. Verificheremo più avanti se questo Centro di calcolo varierà questa proiezione probabilistica, anche alla luce di possibili cambiamenti dei parametri teleconnettivi qui analizzati. Ad essere sincero, però, penso che la strada sia stata a grandi linee ormai intrapresa, per il semplice fatto che quest’anno potremmo cadere nello 0.1% dei casi in cui, come detto all’inizio, la linearità del sistema atmosferico può vincere la caoticità dello stesso. Mia opinione personale sicuramente molto discutibile, ma che questa volta mi sento di mettere per iscritto.

Buona serata a tutti ;ammic::

;vin::

adrizac1965
19-07-2009, 20:24
questa la covavi da ieri sera...
avevi lanciato un sasso nello stagno nel commento delle stagionali...
;);)

bene...speriamo sia così...un pò di orso vorrei rivederlo dopo tanto...:D:D

Davide
19-07-2009, 21:23
:jumpy::jumpy::groupwave:

_bino
20-07-2009, 07:42
:gathering::rotflmao::taz::band::jumpy:

Capo Nord
20-07-2009, 08:32
Stupenda analisi..e speriamo bene! :nev;:nev;:nev;

andrea.corigliano
20-07-2009, 11:43
:jumpy::jumpy::groupwave:

:gathering::rotflmao::taz::band::jumpy:

Ragazzi... posso dirvi una cosa?
Quanto a simpatia non vi batte nessuno. :D

dartora100
20-07-2009, 14:02
sarebbe l'inverno ideale per tutta italia sicuramente! anche la tua analisi andrea come al solito semplicemente fantastica e didattica per tutti mi trova daccordo l'unica perplessità che ho è quel cacchio di "nino" che viene previsto nei suoi massimi livelli proprio in pieno inverno, non vorrei succedesse come 2 anni fa. comunque speriamo che alla fine vada come nella tua analisi!

dartora100
20-07-2009, 14:04
:queen_h4h::rm_panda::curlers::fish_h4h::homestar: :mf_moose:

andrea.corigliano
20-07-2009, 17:57
l'unica perplessità che ho è quel cacchio di "nino" che viene previsto nei suoi massimi livelli proprio in pieno inverno, non vorrei succedesse come 2 anni fa.

La mia intenzione è quella di capire fino a che punto possiamo fidarci di un modello climatico. Per come sono messe le cose adesso (anche se i dati indicano un AMO passato positivo a giugno), credo che il modello del NCEP, nel delineare quesa linea di tendenza, abbia dato maggior peso ai fattori che ho analizzato. Vedremo il prossimo aggiornamento e, da qui, vedremo se si hanno anche cambiamenti degli indici teleconnettivi.

Ciao!

montello
21-07-2009, 09:02
Infatti, vale la pena di vedere come si comportano queste proiezioni poichè credo che fino a fine settembre sia difficile carpire come potrà essere il prossimo inverno ;vin::

kappe
22-07-2009, 07:44
La mia intenzione è quella di capire fino a che punto possiamo fidarci di un modello climatico. Per come sono messe le cose adesso (anche se i dati indicano un AMO passato positivo a giugno), credo che il modello del NCEP, nel delineare quesa linea di tendenza, abbia dato maggior peso ai fattori che ho analizzato. Vedremo il prossimo aggiornamento e, da qui, vedremo se si hanno anche cambiamenti degli indici teleconnettivi.

Ciao!

sei un mito ;vin::

andrea.corigliano
22-07-2009, 16:49
In attesa delle nuove proiezioni modellistiche e degli aggiornamenti del quadro teleconnettivo, possiamo magari provare a capire qualcosa di più sul probabile comportamento futuro di alcune teleconnessioni e come il minimo solare potrebbe influenzare la loro intensità e la loro durata. Nell’articolo che ho scritto, ad un certo punto affermo che:

Per quanto riguarda El Niño, invece, non credo ad una forte ripresa delle SSTA del Pacifico durante questo ciclo di ENSO, e comunque credo anche ad una sua influenza scarsa, se non addirittura nulla, nella determinazione dei patterns sinottici che si contenderanno lo scacchiere europeo.

Vediamo perché sono giunto a questa conclusione.
Se andiamo a contare il numero di eventi di Niño che si sono verificati nell’ultimo secolo, troviamo questo risultato:

· 5 eventi nel periodo 1900-1970 (1899/00, 1904/05, 1913/15, 1925/26, 1940/41);
· 5 eventi nel periodo 1970-2000 (1972/73, 1982/83, 1986/88, 1991/95, 1997/98);

per cui è lecito chiedersi se esiste un collegamento tra gli eventi di ENSO ed il GW. Pur non esistendo un consenso unanime degli scienziati su questo argomento, c’è comunque l’evidenza che nel trentennio 1970-2000 le caratteristiche dell’ENSO sono cambiate: i dati sopra, infatti, dimostrano che tra gli anni ’80 e ’90 (guarda caso nei due decenni il cui il GW ha registrato una netta accelerazione) gli eventi di Niño sono diventati più frequenti e, in particolare, l’evento più lungo del 1991/95 è subito seguito dall’evento più intenso del 1997/98. Dando ora credito a questo grafico (fonte Università dell’Alabama)…

375

… che evidenza il calo di temperatura nella bassa troposfera a partire dal 2005 (in pratica da quando l’attività solare ha iniziato la sua fase di declino senza più risollevarsi), si potrebbe benissimo ipotizzare che il prossimo evento di Niño non sarà intenso come i precedenti. Se fosse infatti vero che l’ENSO dipende dal GW, a rigor di logica non solo dovremmo assistere ad un prossimo Niño più debole rispetto ai precedenti ma, nel caso di un ciclo solare numero 24 sottotono ed alla pari di quello consumatosi negli anni 60-70, secondo il mio modesto punto di vista potremmo anche sperimentare, nel prossimo ventennio, un periodo in cui le fasi di Niño potrebbero anche scomparire.

Questo ciclo di ENSO, quindi, rappresenta un altro banco di prova...

Ciao! ;ammic::

andrea.corigliano
24-07-2009, 19:14
Vi propongo un breve studio sul confronto tra l’anomalia di temperatura prevista dal modello climatico del NCEP e quella poi effettivamente registrata: si tratta della proiezione emessa il 28 maggio 2008, valida per giugno 2008. Per migliorare ulteriormente il giudizio sulla performance modellistica, ho incrementato le aree analizzate da 7 a 10, in modo anche da ottenere una percentuale di affidabilità a cifra tonda.

Nelle mappe che vedete sotto, abbiamo rispettivamente l’anomalia registrata e quella prevista. Ogni area è numerata e la sua individualizzazione è stata ottenuta considerando le zone in cui l’anomalia è stata abbastanza omogenea ed evidente.

376 377

In seguito è riportata la tabella. Vediamo come si legge:

• colonna 1: area analizzata;
• colonna 2: intervallo anomalia prevista: PR;
• colonna 3: intervallo anomalia registrata: RE;
• colonna 4: media dell’anomalia prevista nell’intervallo PR: MPR(1) [M sta per media];
• colonna 5: media dell’anomalia registrata nell’intervallo RE: MRE (2) [M sta per media];
• colonna 6: differenza tra MPR e MRE
• NOTA: una differenza negativa (positiva) indica che il modello ha sottostimato (sovrastimato)

378


Prendendo un intervallo di errore di ± 0.25 °C affinché la proiezione sia giudicata corretta (infatti questo intervallo è incluso nel range ± 0.5 °C quantificato dal modello per le anomalie deboli), su 10 aree considerate si hanno i seguenti risultati:

• 5 aree con proiezione corretta (scostamento compreso tra -0.25 °C e +0.25 °C);
• 1 area con proiezione quasi corretta (scostamento di +0.5 °C);
• 2 aree con proiezione errata (-0.75 °C e -1.0 °C);
• 2 aree con proiezione gravemente errata (-1.5 °C, -2.25 °C)

In linea di massima, possiamo quindi affermare che il modello climatico ha avuto, per quanto riguarda la performance ad un mese e limitatamente a questo caso, un’affidabilità del 50%, che sale al 60% se consideriamo anche l’area in cui la proiezione si è rivelata quasi corretta. Ovviamente quanto riscontrato non è sufficiente per decretare definitivamente quanto sia “buono” il modello climatico del NCEP, ma come ho già detto avremo modo di consolidare o meno questa evidenza nei mesi successivi. Ci tengo comunque ad evidenziare una cosa importante: questo risultato, seppure molto sommario perché non abbiamo la possibilità di conoscere i dati puntuali delle anomalie previste e registrate, va nella direzione che, da verifiche effettuate dai maggiori centri di calcolo, la qualità di questa previsione risulta comunque superiore ad altri sistemi di proiezione puramente statistici, basati esclusivamente sulla climatologia.

Buona serata a tutti ;ammic::

;birr::

Davide
02-08-2009, 18:54
http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/people/wwang/cfs_fcst/images/euT2mSea.gif

Davide
05-08-2009, 07:27
metto anche le mitiche Roeder http://www.climaprog.de/website0908002.jpg

http://www.climaprog.de/website0908003.jpg

http://www.climaprog.de/website0908004.jpg

http://www.climaprog.de/website0908005.jpg

http://www.climaprog.de/website0908006.jpg

adrizac1965
05-08-2009, 20:07
queste ultime faccio sempre un pò di confusione...
:confused::confused:

ma dicembre è anticiclone russo??

Davide
05-08-2009, 20:23
queste ultime faccio sempre un pò di confusione...
:confused::confused:

ma dicembre è anticiclone russo??

yes

dartora100
06-08-2009, 06:57
bene bene

andrea.corigliano
07-08-2009, 18:02
Roeder molto interessanti... non c'è che dire. :nev;:D:D:D

Entro domenica continueremo con un nuovo pezzo che permetterà di aggiungere un altro tassello a questo puzzle. Vi anticipo solo una cosa: probabilmente si è chiuso un ciclo molto importante (e non sto parlando del sole)... :)

A presto ;ammic::

Capo Nord
07-08-2009, 18:06
Roeder molto interessanti... non c'è che dire. :nev;:D:D:D

Entro domenica continueremo con un nuovo pezzo che permetterà di aggiungere un altro tassello a questo puzzle. Vi anticipo solo una cosa: probabilmente si è chiuso un ciclo molto importante (e non sto parlando del sole)... :)

A presto ;ammic::

Molto bene..attendiamo con ansia la tua nuova analisi :)

andrea.corigliano
09-08-2009, 22:11
Prima di andare avanti con la questione riguardante gli aggiornamenti delle condizioni iniziali del modello climatico, desidero riprendere questa discussione per porre alla vostra attenzione alcune evidenze che emergono dall’analisi, su base decadale, dei dati del SOI index che vanno dal 1900 al 2008.

Da questi risultati, a mio avviso, possono emergere importanti ed interessanti spunti di riflessione che potrebbero aiutarci a fare un po’ più di chiarezza su quelle che sono state le caratteristiche dominanti, su lungo periodo, delle fasi di riscaldamento e raffreddamento delle acque dell’Oceano Pacifico durante l’ultimo secolo. Non solo, ma se questi risultati sono inseriti, letti ed interpretati in un contesto più generale che tiene conto anche degli altri fattori che concorrono a plasmare le oscillazioni climatiche (per esempio cicli solari e GW), potrebbero anche porre le basi per provare a ipotizzare il comportamento dominante, su scala decadale, del Niño e della Niña all’interno dei cicli dell’ENSO, rimanendo ovviamente collegati alle linee più generali del problema senza scendere nei dettagli.

È sicuramente molto difficile tentare di individuare queste linee guida, tanto che il rischio di affrontare il problema cadendo in un approccio pseudo-scientifico è molto elevato, ma allo stesso tempo credo che sia possibile scorgere, senza correre il rischio di prendere qualche abbaglio, alcuni segnali che ritengo estremamente importanti e che potrebbero essere proprio interpretati come i precursori di queste linee guida, ovvero essere le nuove condizioni iniziali di un nuovo ciclo climatico che, limitatamente al SOI index, potrebbe essere alle porte. È troppo presto per cominciare a trarre le conclusioni, ma dai risultati che commenteremo è probabile che il sole e la sua scarsa attività, sempre più sulla via di una prolungata fase di minimo, potrebbero aver avuto un ruolo decisivo nel porre la parola “fine” all’egemonia delle fasi di Nino che ci hanno interessato negli ultimi 30 anni. L’anno 2008 rappresenta secondo me un nuovo punto di partenza (più avanti capirete il perché).

Entriamo allora un po’ più nel dettaglio. L’analisi che vi propongo in seguito prende in considerazione il peso, su base decennale, del SOI index. In altre parole, misura quanto sono state determinanti le fasi di Nino (SOI negativo) e di Nina (SOI positivo) in ogni decennio, al fine di individuare il comportamento dominante su lungo termine delle fasi “calde” e “fredde” delle SSTA dell’Oceano Pacifico che caratterizzano i cicli dell’ENSO. Per capire meglio come sia stato pesato l’indice del SOI su base decennale, prendiamo ad esempio i dati mensili degli Anni Venti che ho riportato, per comodità, in questa tabella:

393

Come potete vedere, per ogni anno ho calcolato la media dell’indice SOI: i valori negativi sono su sfondo rosso per indicare il Niño e quelli positivi sono su sfondo blu per indicare la Niña. Poi ho calcolato la media dei SOI durante le fasi in cui si è manifestato l’uno o l’atro evento, ma non potendo paragonare questi due valori in modo assoluto perché mediati su periodi diversi, ho proceduto a “pesarli”. Con le spiegazioni riportate in tabella, si evince allora che negli Anni Venti gli eventi di Niña (SOI index pesato pari a 3) hanno pesato circa tre volte di più rispetto agli eventi di Niño. Se andiamo allora ad eseguire lo stesso procedimento per gli altri decenni, otteniamo questo risultato:

394

Tenendo presente gli anni di Niño e di Niña ed i relativi pesi, è chiaro che al numero maggiore di anni caratterizzati da un evento non corrisponde il peso maggiore dell’evento stesso. Lo stesso discorso vale anche se consideriamo due decenni (ad esempio 1960 e 1970) che presentano lo stesso numero di eventi: in questo caso se per il Niño il peso è praticamente lo stesso (SOI in modulo = 2), per la Niña il peso è addirittura raddoppiato, passando da 2.3 a 4.7. Notevole anche il balzo all’insù del “SOI pesato” del Niño negli Anni Novanta, passato al valore di ben 5.8. In generale, come si può notare nel grafico successivo, negli Anni Settanta abbiamo raggiunto il maggior peso degli eventi di Niña probabilmente per effetto anche del minimo solare in atto in quel periodo, mentre negli Anni Ottanta e Novanta la situazione si è ribaltata, con gli eventi di Niño a pesare decisamente sui cicli dell’ENSO che si sono manifestati, probabilmente per effetto anche del GW che ha iniziato a farsi strada proprio in quel periodo.

395

Per tornare al discorso fatto all’inizio a proposito del “… comportamento dominante su lungo termine delle fasi “calde” e “fredde” delle SSTA dell’Oceano Pacifico che caratterizzano i cicli dell’ENSO”, si ha un bel colpo d’occhio se lo stesso grafico precedente lo si fa con una spezzata invece che a colonne. Si ottiene questo risultato:

396

Le aree colorate in blu ed in rosso rappresentano rispettivamente i pesi, per tutti i 4 cicli, degli eventi complessivi di Niña e di Niño. Si può quindi vedere come, oltre ad un ciclo di ENSO che come sappiamo alterna una fase di Niño ed una di Niña, esiste anche un ciclo che potremmo definire… del “SOI pesato” che prende in considerazione il comportamento dell’ENSO su scale temporali più ampie. È curioso notare come il minimo solare del 1970 abbia contribuito ad ampliare l’area blu del medesimo anno, così come è curioso notare che l’area rossa che comincia nel 1980 sia la più estesa non solo di quella analoga del 1940, ma in modulo anche di quelle blu dei cicli precedenti: questo risultato è concorde a quanto sostengono alcuni scienziati sul fatto che, nel periodo GW, il Niño sia aumentato in intensità e frequenza!

Osservando sempre questo grafico, ecco allora perché il 2008 è stato, secondo me, un anno importante: perché ha chiuso il quarto ciclo. Ed è interessante osservare come, per questa chiusura, sia stata determinante la fase di Niña che ha caratterizzato questo anno: con un valore medio annuale del SOI index pari a 10.2, si è trattato dell’evento più intenso degli ultimi 33 anni (per trovare un SOI maggiore bisogna risalire al 1975, quando fu raggiunto il valore di 13.6). Coincidenza che il valore di 10.2 sia stato raggiunto in concomitanza di un iterato minimo solare? Non tiriamo conclusioni affrettate, ma almeno un dubbio è più che lecito.

La questione si fa quindi interessante: finito il quarto ciclo, di che segno sarà il quinto? A seguire gli andamenti, dovremmo andare incontro almeno ad un periodo più o meno lungo caratterizzato dal dominio della Niña, ma anche in questo caso è meglio andare avanti con i piedi di piombo. Sicuramente possiamo però affermare due cose:

1) se il minimo solare continuerà, è molto probabile avere, su lungo periodo, il dominio della Niña, per cui dovremmo assistere, nei vari cicli ENSO che si susseguiranno, ad una perdita di importanza delle SSTA positive dell’Oceano Pacifico;
2) supponendo che sia corretta la proiezione di alcuni modelli su un Niño forte per il prossimo inverno, questo non significa ovviamente che il quinto ciclo sia nuovamente caratterizzato dal Niño perché bisognerà pesare questo evento con i futuri cicli dell’ENSO.

Molte ipotesi, che partono però da un importantissimo punto fermo, e cioè che il quarto ciclo è finito. Una volta tanto abbiamo una certezza.

Ciao a tutti ;ammic::

Davide
13-08-2009, 10:08
http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/lanina/images/euT2mMon.gif


son leggermente cambiate

montello
13-08-2009, 10:29
Spiegamele se puoi. Vedo un agosto 2009 sottomedia e francamente non mi pare proprio...sbaglio?

Davide
13-08-2009, 10:34
Spiegamele se puoi. Vedo un agosto 2009 sottomedia e francamente non mi pare proprio...sbaglio?

giusto...e poi eran glaciali per l'inverno...ora son sopramedia....

montello
13-08-2009, 10:37
giusto...e poi eran glaciali per l'inverno...ora son sopramedia....

Ottimo....buon segno per il prossimo inverno ;birr::

Davide
13-08-2009, 10:54
Ottimo....buon segno per il prossimo inverno ;birr::

vero..eheheh succede sempre il contrario delle loro previsioni:D

Davide
26-08-2009, 16:01
Le Roeder per l'autunno commentate da 3bmeteo.com
http://www.3bmeteo.com/html/images/immaginigiornale/9290_2.jpg (http://www.3bmeteo.com/html/images/immaginigiornale/9290_2.jpg)Configurazione media per il mese di Settembre
http://www.3bmeteo.com/html/images/immaginigiornale/9290_3.jpg (http://www.3bmeteo.com/html/images/immaginigiornale/9290_3.jpg)Configurazione media per il mese di Ottobre
http://www.3bmeteo.com/html/images/immaginigiornale/9290_4.jpg (http://www.3bmeteo.com/html/images/immaginigiornale/9290_4.jpg)Configurazione media per il mese di Novembre

Nelle proiezioni del Dott Roeder depressioni e anticicloni vengono identificati da un indice numerico, negativo per le depressioni, positivo per gli anticicloni. Di norma quanto più è alto il valore dell'indice, tanto più è probabile trovare questa o quella figura barica. Per facilitare un certo tipo di lettura da parte dell'utente, abbiamo preso le ultime proiezioni, emesse all'incirca due settimane fa e le abbiamo trasformate in cartine più leggibili, dandogli un certo tipo di interpretazione. Il risultato è una proiezione di massima per il periodo autunnale, Settembre, Ottobre e Novembre. Tenendo conto che si tratta di proiezioni e non di previsioni, dotate di indicazioni molto generiche, che non devono essere utilizzate per programmare alcuna attività, andiamo qui di seguito ad esaminare la possibile evoluzione del suddetto trimestre.

Settembre; Sulla scia di una configurazione barica consolidatasi durante il mese di Agosto, a causa di una propensione depressionaria atlantica in grado di gonfiare, specie sul nord Europa, un anticiclone dinamico, il tempo sull'Italia potrebbe mostrare ancora caratteri estivi anche se temporanee infiltrazioni di correnti umide atlantiche potrebbero consentire lo sviluppo di moderate ma brevi e non numerose fasi di maltempo soprattutto al centro nord. Secondo la nostra interpretazione il modello suggerirebbe quindi, prevalenza di bel tempo al centro sud con clima ancora estivo e spesso con temperature sopra le medie. Tempo solo a tratti incerto al nord, quindi dovrebbe prevalere il sole, anche qui con temperature localmente sopra le medie.

Ottobre; la situazione si capovolge radicalmente, lo sviluppo di un anticiclone sub polare consentirebbe all'aria fredda di scivolare verso sud raggiungendo le latitudini atlantiche dove, sempre stando alle proiezioni, si svilupperebbe una profonda depressione in grado di tenere banco su tutta l'Europa occidentale e meridionale con piogge copiose e venti sostenuti. Sull'Italia il clima sarebbe mediamente umido e piovoso con fasi di maltempo anche accentuato soprattutto sulle regioni del nord. Il sud potrebbe risentire ancora di una fase inizialmente stabile ma non mancherebbero delle puntate di maltempo soprattutto a fine mese. Il clima sarebbe ancora mediamente mite, a tratti molto mite.

Novembre: Esaurita la fase ottobrina di stampo atlantico e mite, la depressione d'Islanda sarebbe in parte rimpiazzata da una rimonta anticiclonica di tipo dinamico che sposterebbe tutto l'asse depressionario verso est. Nuove depressioni si formerebbero tra il Mare del Nord, la Norvegia e la Russia settentrionale alimentando alle nostre latitudini fasi instabili e moderatamente fredde, in particolare sui settori orientali e meridionali della penisola. In questo frangente climatico precoci nevicate fino a quote basse potrebbero interessare gran parte dell'Europa settentrionale mentre da noi la neve potrebbe cominciare a cadere a quote anche inferiori ai 1000m.

Riepilogando, secondo il Dott Roeder l'autunno italiano sarà caratterizzato da un prolungamento estivo nel mese di Settembre che solo a tratti potrà vedere delle fasi di maltempo soprattutto al centro nord. Da un mese di Ottobre particolarmente umido, ventoso e piovoso con situazioni anche fortemente penalizzanti le regioni settentrionali e da un mese di Novembre meno perturbato ma sicuramente ancora instabile con clima però freddo e situazioni più penalizzanti il settore centro meridionale ed orientale.



tratto da 3bmeteo.com